Roberto Arricale

  • Holmes e Watson si recano a Dartmoor per indagare sulla misteriosa scomparsa di un cavallo da corsa di nome Silver Blaze, ma non si tratta dell'unico evento strano ad aver avuto luogo... Infatti, il giorno prima della gara, l'allenatore del cavallo, John Straker, è stato trovato morto.

    "Silver Blaze" è tratto da "Le memorie di Sherlock Holmes".

  • Raggio d'oro

    Jack London

    "Lon McFane doveva essere un pochino di cattivo umore, forse perchè aveva perduto la sua borsa di tabacco; altrimenti mi avrebbe almeno accennato a quella capanna del Lago Sorpresa, prima che ci arrivassimo. Tutto il giorno, gira e rigira, noi ci eravamo dati il cambio davanti alla slitta per aprire un varco ai cani; un lavoro pesante, con quei sandali da neve, e che non contribuiva certo a rendere un uomo chiacchierone; tuttavia a mezzogiorno, quando c'eravamo fermati per far bollire il caffe, Lon McFane avrebbe potuto parlarmi con comodo. Invece, nulla. Lago Sorpresa? Per me fu la Capanna Sorpresa. Non ne avevo udito mai parlare. Confesso che mi sentivo un po' stanco, e che avevo atteso con impazienza che Lon si fermasse per accamparci sia pure un'ora; ero però troppo orgoglioso per suggerirglielo o comunque chiedergli le sue intenzioni; e sì che egli si trovava al mio servizio, stipendiato profumatamente per guidare i miei cani e obbedire ai miei ordini. A pensarci, mi pare che fossi anch'io alquanto di malumore; lui non diceva nulla, e io ero deciso a non chieder nulla, a costo di camminar tutta la notte."

  • Il povero hawaiano Keawe pensa di aver fatto il miglior affare della sua vita. Ha comprato una strana bottiglia da un uomo anziano e misterioso, in cui risiede un diavoletto. Gli è stato detto che il diavoletto soddisferà ogni suo desiderio... ma ogni cosa ha un prezzo, e Keawe non era pronto a pagarlo.



    Robert Louis Stevenson (1850-1894) fu uno scrittore scozzese di romanzi, poesie, saggi e libri di viaggio. A causa di problemi di salute, trascorse molto tempo all'estero, dove entrò a far parte di importanti circoli letterari. Sebbene la sua scrittura sia stata spesso considerata intrattenimento, l'autore Henry James ha allineato le opere di Stevenson alle sue. I suoi romanzi più famosi sono "L'isola del tesoro" (1883) e "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde" (1886).

  • Era il 1902 quando Rudyard Kipling pubblicò questa serie di racconti per l'infanzia, nei quali  il tema  ricorrente è la fantasiosa origine di alcuni animali, ma anche della scrittura. Perché la pelle del rinoceronte ha quelle grosse grinze? Perché l'elefante ha il naso lungo? Domande curiose e buffe, alle quali, molto seriamente, l'autore risponde con invenzioni strabilianti, capaci di trasportare in mondi fantastici anche il lettore adulto, lasciandolo piacevolmente divertito. Kipling incanta per la capacità di dare a un fatto la spiegazione che, in quel contesto prevalentemente fantasioso e per niente logico, segue criteri di ragionamento di grande coerenza, mantenendo l'ambientazione magica, misteriosa, per certi versi ancestrale: la balena ha la gola stretta per l'intervento del marinaio che aveva inghiottito, il cammello ottiene la gobba come punizione della sua pigrizia. Storie adatte a essere raccontate ad alta voce, perchè s'incontrano rime e assonanze, parole inventate e termini raffinati, gruppi di parole uniti da trattini che diventano nomi, altri che richiamano strambe cantilene e che, per la loro musicalità, viene quasi la voglia di canticchiarle. Una lettura classica, profonda, che vale la pena riscoprire.



    Joseph Rudyard Kipling è stato uno scrittore e poeta britannico. Fra le sue opere più note: la raccolta di racconti Il libro della giungla, i romanzi Kim, Capitani coraggiosi, i componimenti in versi Gunga Din, Se e Il fardello dell'uomo bianco. Dai libri di Kipling sono inoltre stati tratti numerosi film, anche d'animazione. Il solo Il libro della giungla ha avuto due popolarissime riduzioni a cartone animato di Walt Disney nel 1967 e nel 2003, mentre nel 1942 ne era stato tratto il primo film, che ha avuto a sua volta due remake nel 1994 e 1998. Noti al grande pubblico sono stati anche i due più recenti remake in live-action del 2016 e del 2018. Famoso è anche il cartone animato giapponese del 1989 dal titolo Il libro della giungla. Altro romanzo di Kipling adattato al grande schermo è stato Kim con l'omonimo film del 1950 (con Dean Stockwell ed Errol Flynn), seguito da una versione televisiva inglese nel 1984 e dal cartone animato della Rai nel 2009. Anche L'uomo che volle essere re ha avuto la trasposizione cinematografica nel 1975, col titolo L'uomo che volle farsi re: diretta da John Huston e con Sean Connery e Michael Caine per protagonisti, vede anche la partecipazione di Christopher Plummer nel ruolo dello stesso Kipling.

  • Sullo sfondo della Grande Guerra, che scardina le famiglie allontanandone i componenti e che divide le coscienze alla luce del nuovo disordine mondiale, il caso fa incontrare nuovamente, dopo molti anni, una nobile signora inglese ed un conte tedesco, ferito e prigioniero del Paese divenuto nemico. Incontro dopo incontro, quel rapporto, dapprima superficiale, si approfondisce sempre di più; un rapporto strano, fatto di attrazione e repulsione insieme, che il lettore vede scorrere nella sua ambivalenza fino allo scioglimento finale, determinato dal ritorno dalla guerra del marito di lei.



    Scrittore inglese. Figlio di un minatore e di una ex maestra, alla morte del fratello maggiore, divenne il centro emotivo della vita della madre, che riversò su di lui un amore troppo esigente e possessivo (sarà questo uno dei temi del romanzo Figli e amanti, Sons and lovers, 1913, una delle sue opere più potenti e compiute). Frequentò il Nottingham University College, dove si abilitò all'insegnamento. Fece quindi l'insegnante, ma presto si dedicò interamente alla letteratura. Nel 1914 sposò una tedesca divorziata, Frieda von Richtofen, e visse con lei in Germania, Austria e Italia. Tornato in Inghilterra nel 1914, proclamò la sua avversione alla guerra. La sua fama di ribelle si accrebbe con la pubblicazione di un romanzo, L'arcobaleno. Le furiose polemiche e scandali scatenati da "L'amante di Lady Chatterley" a causa dell'audacia del linguaggio in cui descrive la vita sessuale dei personaggi, e la conseguente censura, inducono l'inglese nel marzo del 1929 a scrivere un pamphlet esplicativo dal titolo "A proposito dell'amante di Lady Chatterley"; lo scrive mentre è a Parigi, sofferente, a causa dell'aggravarsi della tubercolosi. Scrive il suo ultimo libro, "Apocalisse", nel settembre del 1929. All'inizio del 1930 le sue condizioni di salute si aggravano ulteriormente: viene ricoverato a Vence, ma vi rimane ben poco preferendo farsi trasferire a Villa Robermond, dove David Herbert Lawrence muore la sera del 2 marzo. Postume uscirono altre opere, tra queste "La vergine e lo zingaro", dedicato all'ormai ex consorte.

  • Il Contratto sociale del 1762 conteneva la proposta politica di Rousseau per la rifondazione della società sulla base di un patto equo - costitutivo del popolo come corpo sovrano, solo detentore del potere legislativo e suddito di sé stesso. Opera controversa e fonte inesauribile di aspri dibattiti sin dalla sua prima comparsa, "Il contratto sociale'' impose Rousseau come uno tra i principali pensatori dell'Illuminismo francese. Trattato filosofico-politico, senz'altro uno dei maggiori mai scritti, in esso l'autore affronta il problema fondamentale del rapporto tra individuo e società, natura umana e collettività. Come la natura dell'uomo può conciliarsi con l'associazione? L'interesse del singolo con l'interesse generale? Come la sfera degli interessi personali e i diritti fondamentali dell'uomo possono trovare equilibrio e rispetto da parte dell'autorità governativa? Che forma assume questa autorità? Quali benefici la società offre ai suoi cittadini e cosa deve sacrificare ad essa ciascun individuo per raccogliere i suoi frutti? Qual è la forma di governo migliore? La monarchia? La dittatura? La democrazia? Quando conviene l'una o l'altra? Come si manifesta il potere sovrano e quali conseguenze ne scaturiscono per coloro che scelgono di non rispettare la volontà generale? La democrazia rappresentativa è davvero cosí efficace e giusta? Oppure essa dà adito e si traduce in una effettiva negazione di eguaglianza, suffragio universale e sovranità popolare? Non è forse la democrazia una trasfigurazione non proprio occulta di un totalitarismo dello Stato centrale? Come i suoi predecessori "contrattisti' (Hobbes e Locke), Rousseau cerca di fondare la sua teoria politica su una comprensione della natura umana, da lui ritenuta fondamentalmente buona ma corrotta dagli interessi conflittuali che si agitano nell'alveo della società. Poiché all'interno della società l'interesse individuale degenera inevitabilmente in uno stato di guerra, è necessaria l'imposizione e l'accettazione condivisa di una sorta di patto ""super partes'', per l'appunto un "contratto'. Contraendo porzione dei suoi interessi accessori per effetto di questo contratto, ogni individuo trova il suo vero interesse servito nell'espressione politica della comunità dell'uomo, o ""volontà generale''.



    Jean-Jacques Rousseau è stato un filosofo, scrittore e musicista svizzero. Nato da un'umile famiglia calvinista di origine francese. Il suo primo testo filosofico importante, il Discorso sulle scienze e le arti vinse il premio dell'Accademia di Digione e segnò l'inizio della sua fortuna. Dal primo Discours emergevano già i tratti salienti della filosofia rousseauiana: un'aspra critica della civiltà come causa di tutti i mali e le infelicità della vita dell'uomo, con il corrispondente elogio della natura come depositaria di tutte le qualità positive e buone. Questi temi sarebbero stati ulteriormente sviluppati dal Discorso sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini: da questo secondo Discours emergeva la concezione di Rousseau dell'uomo e dello stato di natura, la sua idea sull'origine del linguaggio, della proprietà, della società e dello Stato. Considerato per alcuni versi un illuminista, e tuttavia in radicale controtendenza rispetto alla corrente di pensiero dominante nel suo secolo, Rousseau ebbe influenze importanti nel determinare certi aspetti dell'ideologia egualitaria e anti-assolutistica che fu alla base della Rivoluzione francese del 1789; anticipò inoltre molti degli elementi che, tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, avrebbero caratterizzato il Romanticismo, e segnò profondamente tutta la riflessione politica, sociologica, morale, psicologica e pedagogica successiva. Alcuni elementi della sua visione etica saranno ripresi in particolare da Immanuel Kant. Le idee di Rousseau ebbero una risonanza europea e mondiale, tale da ispirare le future costituzioni degli Stati Uniti e della Rivoluzione francese.

  • "Forse che si, forse che no" è l'ultimo romanzo di D'Annunzio, scritto fra il 1909 e il 1910, ricco di riferimenti autobiografici come la passione per il volo e la storia d'amore dai risvolti drammatici con Giuseppina Mancini, moglie infelice del conte Lorenzo, proprietario di numerosi vigneti in Toscana.

    Il protagonista maschile, Paolo Tarsis, è un provetto aviatore e uno spericolato automobilista; Isabella Inghirami, bellissima, sensuale e drammaticamente combattuta fra ragione e istinto, finisce per impazzire, come accadde nella realtà all'amante di D'Annunzio. Il romanzo è ambientato a Volterra, dove abitano gli Inghirami, una città costruita sopra a giganteschi precipizi scoscesi (le balze) che fanno da sfondo a legami incestuosi, suicidi, tormenti e gelosie destinati a condurre alla rovina tutti i personaggi. Solo Paolo - che cerca la morte a bordo del suo aereo - riuscirà a salvarsi e ad atterrare sulle coste della Sardegna, compiendo un'impresa memorabile e straordinaria.

    D'Annunzio diede al romanzo come titolo un celebre motto presente nel soffitto ligneo a labirinto del Palazzo Ducale di Mantova, di cui restò affascinato durante una sua visita.



    Poeta, scrittore, drammaturgo, ma anche giornalista, eroe di guerra e politico: Gabriele D'Annunzio è stato sicuramente uno dei protagonisti della storia d'Italia di inizio Novecento. È conosciuto anche come "il Vate" (poeta sacro, profeta). Un soprannome che la dice lunga sul rispetto che gli viene tributato. Amante dell'arte, dei salotti e delle belle donne, ma anche dei duelli, delle sfide e dello scontro fisico. Senza aver mai paura di osare. Di spingersi più in là del dovuto. Probabilmente era questo il suo segreto, unito ad un talento e ad una sensibilità fuori dal comune, che gli permettevano di leggere nel cuore delle persone e ammaliarle con un verso recitato al momento giusto. Estetismo e decadentismo: sono questi i due riferimenti principali della poetica D'Annunziana. Nel 1897 entrò in parlamento come deputato. Nel 1914, mentre l'Italia era indecisa se entrare in guerra o no, il poeta si schierò apertamente a favore dell'interventismo e, coerente con la sua scelta, si arruolò volontario, nonostante avesse già 52 anni. Si distinse soprattutto come pilota di aerei, per voli di ricognizione. Tra le sue imprese più celebri si ricorda il volo su Vienna nel 1918 quando sorvolò la capitale nemica per lanciare volantini che incitavano alla fine delle ostilità. Non ci fu solo gloria. Nel 1916, un incidente aereo gli causò la perdita dell'occhio destro.

  • La strada al chiaro di luna è un racconto gotico dell'orrore apparso per la prima volta sul cosmopolitan nel 1907. La storia presenta la storia dell'omicidio di una donna dalla prospettiva del figlio, del marito e di se stessa, tramite un medium. Ambrose Bierce con "La strada al chiaro di luna", una storia in bilico tra mistery e ghost story, si rivela tale ancora una volta. Una donna viene uccisa nella notte, come e perché lo si scoprirà grazie a tre diverse testimonianze, una delle quali - la più struggente e toccante - fornita proprio dalla vittima tramite un medium.
    La ricostruzione affidata ai diversi punti di vista ha ispirato un film che appartiene alla storia del cinema con la maiuscola: "Rashomon" (Leone d'Oro e Oscar) di Akira Kurosawa. Dalla storia è tratto anche un film tv di Massimo Manuelli nel 1980.

  • Gli stati e Gli Imperi della Luna sono racconti fantastici estremamente vivaci, che narrano di un viaggio meraviglioso, realistico e poetico, nei paesi della Luna e del Sole. È un pretesto per l'esposizione di ardite teorie filosofiche, scientifiche e religiose, come il movimento della terra, l'eternità e l'infinità dei mondi, la costituzione atomica dei corpi, i principi fisici dell'aerostato. Rientrato in casa dopo una passeggiata al chiaro di luna in compagnia di amici, l'autore si mette intorno al corpo una cintura fatta di ampolle piene d'acqua di rugiada la quale, evaporando attratta dal sole, lo solleva sino a farlo arrivare nella Nouvelle France.

  • Con quest'opera, Marinetti rinuncia parzialmente alle Parole in libertà teorizzate nel Manifesto tecnico della letteratura futurista e sperimentate in Zang Tumb Tumb e 8 anime in una bomba, tornando allo stile allegorico e alle suggestioni africane del suo primo romanzo, Mafarka il Futurista. Le avventure di un branco di belve umane che un sogno di poesia e la sete di giustizia trasformano in eroi capaci di guidare sommosse operaie e di concepire un mondo che riconosce nell'arte il bene supremo dell'umanità. Poema simbolico e romanzo fantastico questo libro è soprattutto un'opera vasta, violenta e dinamica che rispecchia il gusto e i precetti dell'arte futurista. I critici sono unanimi nel considerare Gli indomabili un'allegoria politica: nel testo vengono rielaborati spunti contenuti nei manifesti politici di Marinetti (raccolti in Democrazia futurista, Al di là del Comunismo, Futurismo e Fascismo. Nel romanzo la rivolta dei lavoratori (i "Fluviali") sembra considerata ineluttabile, anche se per Marinetti dev'essere un'élite di artisti e intellettuali (gli "Indomabili") a guidarla: non già alla conquista dei mezzi di produzione, bensì verso "il Lago della Poesia", che per Marinetti rappresenta la forza consolatrice dell'Arte, in grado di riscattare la meccanica monotonia del lavoro. Come l'autore aveva anticipato nell'ultima pagina di Al di là del Comunismo: "Non avremo il paradiso terrestre, ma l'inferno economico sarà rallegrato e pacificato dalle innumerevoli feste dell'arte".

  • Non c'è opera di Poe sulla quale non valga la pena di gettarsi a capofitto, che si tratti di grandi classici osannati, o di piccoli racconti quasi sconosciuti ai più.Velati dal mistero, che spesso induce l'immaginario umano al terrore, questi due racconti, sono accomunati dal binomio mare-terrore, come metafora della condizione esistenziale, espressa nel mare spaventoso, e del fantastico, in cui riponiamo spesso con sentimento panico il destino del futuro e del trapasso.

    Questa raccolta contiene : "La lettera rubata" e "Il caso Valdemar"

  • La lettera rubata è il terzo racconto poliziesco scritto da Edgar Allan Poe avente come protagonista l'investigatore improvvisato Auguste Dupin. Questo racconto, scritto per la rivista The Chamber's Journal nel 1845, fu spunto di riflessione per Sigmund Freud, per uno psicanalista sperimentale come Jacques Lacan e per il celebre filosofo francese Jacques Derrida. Il racconto è stato tradotto in francese da Charles Baudelaire come La lettre volée. Poe narra del furto di una lettera estremamente compromettente perpetrato dal ministro D ai danni di una gran dama di corte (forse la stessa regina di Francia). Monsieur G, prefetto di polizia di Parigi, conosce l'identità del ladro e sa che non si è liberato della lettera, ma, nonostante tutti gli sforzi che vanno dalla perquisizione personale a quella più che accurata dei suoi uffici e appartamenti, non riesce a recuperarla. Quando si rivolge a Auguste Dupin, l'investigatore ideato da Poe, il mistero sarà presto risolto con il recupero della lettera. Il ministro D, ben conoscendo le tecniche investigativa  della polizia, non aveva nascosto la lettera, ma non  aveva fatto altro che lasciarla in bella evidenza nel suo portacarte, avendo solo l'avvertenza di rigirarla e di sigillarla. Se avesse cercato di occultarla la polizia l'avrebbe certamente trovata, ma mai agli stessi venne in mente, proprio perché questo andava contro ai loro frame cognitivi, che fosse in bella mostra, quasi esibita. Proprio l'abbandono della tecnica investigativa classica ha permesso a Dupin di risolvere il mistero mette do in campo un'altra competenza: la capacità di mettersi dal punto di vista dell'altro. D'altra parte era la stessa cosa che era accaduto nel momento del furto: la gran dama, all'entrata del ministro D, non cercò di nasconder la lettera, la mossa avrebbe insospettito i presenti, ma si limitò a lasciarla coperta sul tavolo da dove il ministro l'aveva semplicemente presa, come se fosse cosa sua. Solo il ministro, e successivamente August Dupin, sapevano abbandonare i propri schemi mentali.

  • Lo scenario inizialmente serale (topos del fantastico) è complice perfetto dell'ambiguità che lo scrittore vuole creare. Non è caso la novella è collocata in questo momento del giorno, che favorisce una sorta di dormiveglia, durante il quale è difficile individuare la linea di demarcazione tra realtà e fantasia: "la notte incombe sullo spirito, conquista la fantasia e concede all'immaginazione le più strane visioni" afferma il narratore-protagonista di Garofani rossi. Un'oscurità non solo reale ma metaforica, mentale, insomma che spegne la luce della ragione e getta ombra sull'attendibilità di ciò che il protagonista giura d'aver "visto e udito". Eppure il suo ricordo è preciso. D'altronde tale esigenza di precisione del narratore è topica della scrittura fantastica, aiuta il lettore a ricomporre i pezzi della storia nella sua investigazione del mistero.

  • In seguito alla condanna della Chiesa cattolica per il romanzo "Il Santo", Antonio Fogazzaro tenta, invano, con quest'ultima opera, di rientrare nel cattolicesimo. Il romanzo, attraverso la vicenda del protagonista, discepolo del santo Piero Maironi, affronta ancora una volta il tema della riforma religiosa. Pur avendo fatto atto di sottomissione, Fogazzaro continuò a ribadire la convinzione della necessità di un rinnovamento delle istituzioni ecclesiali che le rendessero aperte alle esigenze dello spirito moderno. Fogazzaro scrisse di aver voluto, col nuovo romanzo, presentare una "propaganda religiosa e morale conforme alle mie profonde convinzioni cristiane e cattoliche, ottenuta rappresentando un'anima ignara delle lotte che oggi straziano la Chiesa, penetrata di Vangelo e ferma nelle credenze tradizionali", così che il libro deluse tanto i cattolici progressisti che i conservatori e fu condannato dalla Chiesa.

  • In seguito alla condanna della Chiesa cattolica per il romanzo "Il Santo", Antonio Fogazzaro tenta, invano, con quest'ultima opera, di rientrare nel cattolicesimo. Il romanzo, attraverso la vicenda del protagonista, discepolo del santo Piero Maironi, affronta ancora una volta il tema della riforma religiosa. Pur avendo fatto atto di sottomissione, Fogazzaro continuò a ribadire la convinzione della necessità di un rinnovamento delle istituzioni ecclesiali che le rendessero aperte alle esigenze dello spirito moderno. Fogazzaro scrisse di aver voluto, col nuovo romanzo, presentare una "propaganda religiosa e morale conforme alle mie profonde convinzioni cristiane e cattoliche, ottenuta rappresentando un'anima ignara delle lotte che oggi straziano la Chiesa, penetrata di Vangelo e ferma nelle credenze tradizionali", così che il libro deluse tanto i cattolici progressisti che i conservatori e fu condannato dalla Chiesa.

  • Quando Zola aveva circa vent'anni, dopo essere stato bocciato al termine delle scuole, si trovò a lavorare nella libreria di Louis Hachette. Utilizzò il suo tempo libero per scrivere queste storie colme di immaginazione e fantasia. Tutte e nove le storie ruotano attorno al personaggio di Ninetta, cui vengono raccontate. Vista l'età dell'autore ai tempi, e il fatto che la maggior parte dei personaggi nella narrazione hanno all'incirca la stessa età, queste storie sono un'eccellente testimonianza della gioventù e di com'era essere giovani nella Francia dell'800.



    Emile Zola (1840-1902) è uno dei romanzieri francesi più amati. In genere è ritenuto il capostipite della scuola francese del naturalismo letterario e dalle sue opere sono stati tratti numerosi adattamenti, sia per il cinema che per il teatro. Lo si ricorda soprattutto per la serie "I Rougon-Macquart" e per i romanzi "Germinale", "Nana" e "Thérèse Raquin".

  • Manzoni scrisse questo saggio storico come parte delle richerche volte alla stesura dei Promessi Sposi. La vicenda narra del processo intentato a Milano, durante la peste del 1630, contro due presunti untori, ritenuti responsabili del contagio pestilenziale tramite misteriose sostanze, in seguito ad un'accusa - infondata - da parte di una "donnicciola" del popolo. Il processo decretò la condanna capitale di due innocenti, giustiziati con il supplizio della ruota. Come monito venne eretta sulle macerie dell'abitazione dei condannati la "colonna infame", che dà il nome alla vicenda.



    Alessandro Manzoni (1785-1873) è considerato uno dei maggiori romanzieri italiani di tutti i tempi. Le sue opere contribuirono all'unificazione della lingua italiana e fu una figura fondamentale nella storia e nella letteratura italiana. Le sue opere sono studiate in tutte le scuole e raccontano le origini culturali dell'Italia moderna.

  • Un prete racconta di quando fu vicino a perdere la fede, dopo aver ricevuto gli ordini per la prima volta. Il suo obiettivo nella vita era sempre stato quello di diventare sacerdote, ma il giorno della sua ordinazione, vede una bella donna in chiesa e si innamora all'istante. La donna, Clarimonde, gli consegna il suo biglietto da visita tramite un paggio. Romuald non può dimenticarla, ma ciò che apprende sulla misteriosa donna e sul posto in cui risiede è ancora più inquietante...
    Quanto è forte la sua fede? Chi è la bellissima straniera? E cosa stava facendo alla cerimonia? Segui la ricerca di risposte di Romuald... se ne hai il coraggio.

  • Progenitore letterario di Hercule Poirot, Eugène Valmont è il protagonista di otto racconti. Ma se anche fosse comparso solo nella Compagnia dei distratti, sarebbe ugualmente un immortale. Così scrisse Ellery Queen a proposito di questa storia del 1906, che ha dato al protagonista e al suo creatore fama imperitura. E la cosa singolare è che lo scozzese Robert Barr è arrivato a tanto inventando un personaggio del tutto fuori linea con i geniali e infallibili investigatori alla Sherlock Holmes di moda ai suoi tempi. Valmont è un pomposo detective francese in trasferta in Inghilterra ma, al contrario del belga Poirot, ha la peculiarità di ragionare bene e concludere male, di portare a casa una sconfitta a un passo dalla vittoria, dando peraltro prova di grande fair play. Ambientata nel 1896, la vicenda qui presentata prende l'avvio da un'indagine su una supposta banda di falsari per poi, con un mirabile scarto al lettore, procedere in tutt'altra direzione. Quando negli anni '50 un gruppo di autorevoli critici e scrittori di narrativa poliziesca si riunì per eleggere i 12 migliori racconti gialli di tutti i tempi, "La compagnia degli smemorati" si piazzò al quinto posto.

  • Io accuso

    Emile Zola

    "Io accuso" è una lettera scritta nel gennaio 1898 dallo scrittore francese Emile Zola in reazione all'affare Dreyfus, un caso che sconvolse la società francese del tardo XIX secolo. In questo testo Zola rivolge un appello pubblico all'allora presidente Félix Faure. Afferma che Alfred Dreyfus, un ebreo alsaziano, è stato ingiustamente accusato di aver divulgato informazioni alla Germania. Egli riprova la sentenza che condanna Dreyfus all'ergastolo sull'Isola del Diavolo nella Guyana francese. Accusa il governo francese di incarceramento illecito e di antisemitismo. Zola sa bene che, scrivendo questo testo, sta andando contro la legge del 1881 sulla libertà di stampa e che lui stesso sarà chiamato in giudizio per questo motivo. Eppure la sua lettera ha successo e la sentenza di Dreyfus viene rivista pochi mesi dopo.
    A causa dell'impegno del suo autore e dei risultati che ha portato, questo testo di Zola simboleggia il potere della stampa nella difesa dei diritti umani e della verità.

  • "Le quattro stagioni di Giovanni Gourdon" si incentra su quattro fatidiche giornate nella vita di un uomo profondamente radicato nella sua terra natia nel sud della Francia. Lo seguiamo dalla Primavera fino all'Inverno, e sebbene la catastrofe sembri sempre incombente, la speranza non si esaurisce mai.
    Giovanni Gourdon vive con lo zio prete nel borgo di Dourgues, non distante dal fiume Durance. Abita lì da dieci anni, dieci anni colmi di frasi in latino e di sermoni, ma principalmente trascorsi a imparare a conoscere i flussi e riflussi di quel piccolo angolo di fiume. Giovanni è solito nascondersi tra i salici la mattina per osservare Babet, la bella brunetta di cui è innamorato. Tuttavia, come lo avverte lo zio, la Primavera ci prepara per la vecchiaia, e Giovanni ha ancora molto da imparare nel corso delle stagioni.

  • Gli aforismi su "La saggezza della vita" di Arthur Schopenhauer costituiscono un classico della letteratura di uno dei maggiori moralisti di tutti i tempi. L'opera indica una via che dovrebbe consentirci di vivere più serenamente o il meno infelicemente possibile. "Bastare a se stesso, esser per se stesso tutto in tutto, e poter dire: «Omnia mea mecum porto» (porto con me tutte le cose mie), ecco certamente la condizione più favorevole per la nostra felicità"

  • In una Napoli calda e luminosa, in una terra che è espressione del mito romantico, si intrecciano due vicende fantastiche. Due vicende che sono avvolte in un doppio velo onirico. Théophile Gautier ha la capacità di far lievitare i colori dei luoghi e della storia in un mare magnum di sensazioni ora chiare ora meno nitide. Jettatura è la storia di una identità sdoppiata e della trasfigurazione di una bellezza nella morte. Gautier ci porta nell'affascinante mondo napoletano ottocentesco dove, tra folklore, credenze, sfide e passioni, si sviluppa la difficile storia d'amore di una coppia inglese. Alicia Ward, giovane inglese altolocata va nella città partenopea per godere del sole e del caldo italiano. La servitù della villa in cui va ad abitare le si affeziona immediatamente, ma la situazione cambia all'improvviso quando giunge in visita il fidanzato della ragazza. Intorno alla figura di costui comincia ad aleggiare uno strano mistero: nel suo passato e nel suo presente vi sono inspiegabili situazioni di disgrazie altrui. Come mai alle persone che si imbattono in quest'uomo accadono fatalità? Gautier, in cento pagine, riesce a rendere perfettamente l'atmosfera folcloristica napoletana ottocentesca in tutti i suoi colori, le sue credenze e le sue manie.



    Pierre Jules Théophile Gautier è stato uno scrittore, poeta, giornalista e critico letterario francese. La sua vita si sviluppa per quasi tutto il XIX secolo, un periodo politico e sociale molto tumultuoso in Francia, che diede come frutto molti capolavori e molta creatività artistica. Fu un ardente difensore del Romanticismo, anche se il suo lavoro è di difficile classificazione e rimane un punto di riferimento per molti movimenti letterari successivi come il Parnassianesimo, il Simbolismo, il Decadentismo e il Modernismo. Fu stimato tantissimo dagli scrittori più diversi quali Charles Baudelaire, i fratelli Edmond e Jules de Goncourt, e Oscar Wilde. Il suo maggior successo in prosa fu Il Capitan Fracassa, dove la maschera del soldato millantatore viene ingentilita in un'operazione classica di metateatro con la figura di un nobile decaduto che, per amore, si unisce a una compagnia di attori girovaghi.

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