• Ce recueil d'études critiques et de témoignages de praticiens de théâtre a pour but de rendre compte des différentes approches de la textualité théâtrale, à l'époque actuelle. Comme ce qui différencie le texte théâtral, au préalable, des autres formes de texte est sa destination à être mis en scène, la notion qui l'identifie est liée à la conception même de l'oeuvre théâtrale. Cet ouvrage propose un large aperçu d'une telle question, sous la forme de réflexions de nature théorique et de mises en perspective ponctuelles du traitement très concret exigé par la réalisation d'un spectacle théâtral.

  • Preziosa testimonianza di quanto il lavoro poetico e l'impegno intellettuale di Vittorio Sereni abbiano segnato profondamente il percorso letterario del nostro Novecento, e di quanto siano tuttora capaci di promuovere adesioni non effimere e riflessioni non scontate, i saggi che costituiscono questo volume ne approfondiscono la conoscenza e ne rinnovano, nel centenario della nascita, la memoria.

  • Les trente-neuf pièces en dialecte napolitain et en italien d'Eduardo De Filippo (1900-1984), auteur, acteur, chef de troupe et metteur en scène, constituent un corpus majeur de la production théâtrale italienne du XXe siècle. S'inspirant des approches méthodologiques des travaux d'Anne Ubersfeld et de Thierry Gallèpe sur le texte théâtral, cette étude se consacre d'abord aux différentes formes de l'articulation du discours, puis examine le fonctionnement des registres dramatiques adoptés.

  • I contributi che formano questo volume nascono da un progetto congiunto del Dipartimento di Studi Letterari, Filologici e Linguistici e del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell'Università degli Studi di Milano già intitolato Il dibattito delle riviste nell'età del modernismo, che ha avuto il suo culmine in due giornate di lavoro seminariale - il 28 gennaio 2015 e il 28 gennaio 2016 - cui hanno partecipato anche studiosi stranieri.

  • Nel 2017 cadeva il centenario della nascita di Franco Fortini (10 settembre 1917 - 28 novembre 1994). Certamente Franco Lattes, in arte Fortini, nato a Firenze, ma vissuto a Milano per quasi cinquant'anni, fino alla morte, è stato uno dei massimi protagonisti del Novecento letterario e culturale, italiano e non solo: come critico letterario, saggista militante a 360°, traduttore da più lingue (memorabili, fra le molte altre, le traduzioni delle poesie di Brecht, del Faust di Goethe, di La fugitive di Proust), poeta fra i maggiori del secolo, narratore, ma anche insegnante, consulente editoriale, persino autore di canzoni e copywriter. È quasi impossibile trovare altri intellettuali che, come lui, abbiano saputo affrontare la realtà del mondo e della cultura a 360°, passando, sempre con lucidissima intelligenza e competenza profonda, da raffinate indagini su testi letterari a saggi sulle dinamiche politiche e sociali del XX secolo, dalla poesia alla narrativa, dal lavoro editoriale a quello nella scuola e nell'università. Il volume che avete sotto gli occhi raccoglie gli Atti del convegno Franco Fortini e le istituzioni letterarie, tenutosi all'Università degli Studi di Milano il 24 e 25 ottobre 2017, organizzato, con il coordinamento scientifico di Edoardo Esposito, Luca Daino, Laura Neri e di chi scrive, dal Dipartimento di Studi Letterari, Filologici e Linguistici e dal Dipartimento di Scienze della Mediazione Linguistica e Studi Interculturali, con la collaborazione della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e del Centro APICE di Unimi. La scadenza del centenario ha fortunatamente mostrato una persistente attenzione all'opera di Fortini, generando numerose iniziative in suo onore: come, oltre a quella milanese, il convegno dell'Università di Torino Franco Fortini: leggere e scrivere poesia, quello dell'Università di Siena su Franco Fortini e la traduzione, quello dell'Università di Padova Fortini '17 e altre ancora. (Dalla Premessa di Gianni Turchetta)

  • «E si delineava chiaramente un fronte unico di scienza, arte, letteratura, vita, ricco di nuovi, ancora ignoti valori di futuro». Così nel 1977, conversando con Bengt Jangfeldt, Roman Jakobson racconta i suoi anni studenteschi trascorsi in un'«epoca di cataclismi» da cui sono travolti con gli assetti dell'Europa e del mondo intero tutti i campi della conoscenza. [...] La Bildung esistenziale e scientifica di Roman Jakobson trova in questa humus di tumultuoso scardinamento e propulsiva trasformazione di contenuti e confini dell'episteme la sua attiva e partecipata finalità. Nel corso della sua lunga operosissima vita attraverso il secolo ventesimo, Roman Osipovic non rinuncerà mai ad affiancare al rigore della ricerca specialistica l'esplorazione curiosa degli orizzonti limitrofi nel campo delle scienze e delle arti nel costante perseguimento di un «fronte unico» di intenti dalle radici comuni. Da qui ha preso giovane le mosse e da qui prosegue nella maturità e nella vecchiaia. [...] La riflessione sulla lingua si genera dunque in Jakobson grazie al commercio ravvicinato con l'attività dei poeti e degli artisti suoi contemporanei e alla coinvolta attenzione verso ciò che accade nel campo delle scienze; in tale feconda osmosi tra pratiche e discussioni teoriche attinenti a campi del sapere molteplici i confini tra Geisteswissenschaften e Naturwissenschaften risultano visibili sì ma al contempo elastici e porosi. Si tratta per lo studioso russo non soltanto di una convinta consapevolezza bensì di una scelta di vita, di un habitus a cui egli è rimasto sempre fedele in tutte le tappe della sua vita intellettuale. Tale habitus si traduce nel lungo e paziente lavoro di tessitura di reti di relazioni fra ambienti e persone di origine disciplinare diversa, nella sua partecipazione alacre a iniziative e progetti di ricerca promossi in seno a innumerevoli svariate istituzioni culturali. (Dalla Premessa di Stefania Sini)

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